Autore: Rita Pierangelo

Opera: “Il grido della zebra”, Olio su tela,150×90.

Deformazione della realtà, la re-interpretazione di situazioni e comportamenti umani in chiave critica, la discussione su quelli che sono diventati i topos negativi di questa società, sono le tematiche che principalmente si riscontrano nelle opere di Rita Pierangelo. Donna, che ha trovato la possibilità di esprimersi attraverso l’arte, scopre il profondo desiderio di riforma e ribellione verso la degenerazione che sta subendo la società moderna.

 Ricreando scene particolari, che rientrano spesso nella categoria del proibito, con l’Uomo-Bestia – un uomo che sta degenerando anziché progredire -,l’Artista ne descrive con peculiare accuratezza i dettagli, per denunciarne le contraddizioni.

 L’Uomo-Bestia, simbolo di degenerazione e corruttibilità, è la denuncia dell’Artista di un fenomeno di perversione e violenza, che lacera continuamente la società e che senza scrupoli colpisce soprattutto la parte più debole e delicata di quest’ultima, la donna, che pare qui divincolarsi dal destino in cui è stata intrappolata.

Un grido silenzioso e vano di una preda, la zebra, la donna.

L’atto di rinnegare la natura stessa dell’Uomo è appunto il fulcro del metaforico discorso dell’Artista, che descrive l’individuo come essere vivente che dovrebbe distinguersi per intelletto e sensibilità, ridotto invece a ibrido, tra Uomo e Bestia, destinato ad un’eterna insoddisfazione e vanità.

La vittima e il predatore, il lupo e l’agnello, non sono più palesemente presentati come unici personaggi di un rapporto biunivoco ma nascosti sotto un velo d’incertezza e di pacata astrazione, che ne confonde i ruoli, li inverte, mettendo in dubbio la verità stessa.

 La ricerca dell’Io intrapresa dall’Artista ha lo scopo di ritrovare le qualità e i sentimenti perduti, partendo dalla semplice umiltàe dal buon senso: amore, attrazione fisica, vendetta, pietà, ambizione, indifferenza sono strettamente collegati, perché molteplici sfaccettature di un unico mondo, spesso difficili da distinguere.

La verità diviene dunque interpretabile in altrettanti modi; una verità relativa, che non segue nessuna morale.

 Ecco quindi l’obiettivo dell’Artista, la denuncia di un fenomeno di perversione e violenza, la distinzione tra bene e male e soprattutto la ricerca di una giustizia assoluta, che coincida con il bene.

Ecco perché “Il Grido della Zebra”, l’urlo che le donne lanciano come segnale di richiesta di aiuto che si trasforma in pulsione creativa e poi cognitiva.

 L’immagine è originalissima e stupenda. Ha colto un particolare simbolico conosciuto solo dagli artisti alchemici del rinascimento. Infatti, l’Asina è il simbolo della pulsione psichica femminile evolutiva, quella che si trasforma in pulsione creativa e poi cognitiva. La Zebra, a differenza dell’asina, deve difendersi dall’istinto famelico delle belve feroci.