UN’ALTRA OPPORTUNITÀ

La pittura, la scultura, la fotografia, la cinematografia sono le forme d’arte più comuni oggigiorno, ma in un mondo in continuo cambiamento, sempre maggiore importanza stanno acquisendo le istallazioni. Visive, uditive, tattili, talvolta anche olfattive. Non importa in che contesto si inseriscano, l’importante è che cerchino una via alternativa di espressione, di comunicazione. L’utilità di quest’ultime è che pur di più difficile comprensione, una volta recepito il messaggio questo arriva molto più direttamente e prepotentemente al cuore e alla mente. Rita Pierangelo, da artista, ricercatrice, in continua sperimentazione, si è già cimentata più di qualche volta nell’allestimento di installazioni che attraverso l’atmosfera, il suono, evochino le stesse emozioni che cerca di esprimere con i suoi dipinti. Quest’ultima è forse la più eccentrica e bizzarra, ma anche la più significativa.

In una stanza, nella quale l’unico oggetto che si nota protagonista è una bara quasi a rievocare forse la poesia cimiteriale inglese del ‘700, caratterizzata dal lugubre, da ambientazioni tetre, richiami alla morte, a fantasmi, alle tombe. Il visitatore è invitato a entrare nella bara per simulare la sua morte, uno schermo o una proiezione di fronte a lui, quasi a voler mantenere l’essenzialità, l’immediatezza e la vivezza della situazione. Davanti a lui si accenderà un filmato: dapprima una intensa luce, poi in pochi minuti gli passerà davanti tutta la sua vita, ha fatto molte cose, ma che si rattrista nel vedere quante ne avrebbe potuto fare ancora e invece quante figure vuote, che pur vive sembrano fantasmi privi di ogni sentimento.

Da qui parte la riflessione, da qui il dubbio si insinua lentamente nella mente del defunto, che vedendo dal basso la scena comincia a riflettere su cosa sia stata in realtà la sua vita: un susseguirsi di soddisfazioni, di scelte sbagliate, di piaceri, di buone azioni e non, parole non dette.

Il panico riempie il cuore ormai freddo e immobile dell’uomo, ma la terra comincia a coprire la sua cassa, la luce sembra sempre più lontana, la possibilità di pentirsi è ormai fuggita insieme all’ultimo respiro esalato. Ad un tratto il buio, e il silenzio, solo il rumore di una pala che si conficca nella terra, coprendo ciò che è stata l’ennesima vita bruciata nell’insipienza.

Lo spettatore viene catturato e scaraventato nella storia, tanto che si immedesima, comincia a riflettere e arriva alla fine del filmato con un senso di disagio, di massima tensione, che si scioglie solo a luci accese, quando si rende conto che lui può ancora aprire la porta che ha davanti a sé e uscire da quella situazione.

La tomba è il fulcro della metafora, perché non è simbolo di nichilismo, ma di speranza: l’artista è profondamente convinta che dopo la morte ci sia qualcosa per cui vale la pena di vivere bene la vita.

La provocazione, l’ammonimento che cerca di trasmettere Rita Pierangelo è che non sia possibile trovarsi a riflettere sulla propria esistenza solo all’arrivo della morte.

È un invito ad una sensibilizzazione, a vivere la vita attivamente, non lasciando che il tempo passi portandoci via le occasioni. È un rinnovo del carpe diem, come lo intendeva Orazio: non un vivere alla giornata ignorando la giusta misura, la mediocritas, ma un “cogli la vita”in ogni suo aspetto positivo non dimenticando che la vita è vissuta a pieno solo se si è consapevoli e quindi se si ha una moderazione. Solo così possiamo essere amati, solo così possiamo realizzare i nostri sogni e sfruttare appieno le nostre potenzialità. Un messaggio forte, ma valido in ogni circostanza.