Nella deformazione della realtà, nell’onirica reinterpretazione di situazioni e comportamenti umani troviamo una chiave di lettura della pittura di Rita Pierangelo, Artista che vuole aprire con il fruitore delle sue opere una discussione sui topos negativi di questa società ed, in particolare, sul tormentato e spesso conflittuale, rapporto tra l’universo femminile e quello maschile.

 Donna inquieta e grintosa, che ha sperimentato fin dall’adolescenza la possibilità di esprimersi attraverso l’arte, con i suoi quadri, scevri da ogni indulgenza o retorica, vuole esplorare l’intimo “non risolto” che alberga in ciascuno di noi e puntare il suo indice verso la degenerazione che sta subendo la società moderna.

 Nelle sue tele ritroviamo raffigurate situazioni estreme, al limite di ciò che potrebbe esser definito “proibito”, esposte con un linguaggio tagliente, così come la chiarezza e l’accuratezza dei dettagli sono la sintassi scelta dalla Pierangelo per arrivare ed una lucida esplorazione delle deformazioni dell’essere umano.

 Il rinnegare la natura stessa dell’Uomo è appunto il fulcro del metaforico discorso dell’Artista, che descrive l’Individuo come essere che dovrebbe distinguersi per intelletto e sensibilità, ridotto invece a ibrido, tra Uomo e Bestia, destinato ad un’eterna insoddisfazione e vanità.

 La vittima e il predatore, il lupo e l’agnello, non si appalesano come personaggi distinguibili per la loro identità, ma nascosti sotto un velo d’incertezza ed animati della vis polemica del surreale in cui sono calati, si ritrovano ad interpretare ruoli confusi, tra loro invertiti, attori che portano lo spettatore a mettere in dubbio ogni verità apparente.

 La ricerca dell’Io intrapresa dall’Artista ha lo scopo di ritrovare quelle qualità umane e quei sentimenti perduti, partendo dalla rappresentazione spesso inquietante che la psiche detta: amore, attrazione fisica, vendetta, pietà, ambizione, indifferenza sono strettamente collegati e spesso difficili da distinguere, perché molteplici sfaccettature, in sovrapposizione, di un unico mondo.

La verità diviene dunque interpretabile in altrettanti modi, una verità relativa che non segue nessuna morale.

 Ecco, quindi, svelato l’obiettivo dell’artista: la difficile denuncia della quotidianità del perverso, l’irrisolto percorso verso una socialmente condivisa distinzione tra bene e male e, soprattutto, la ricerca di una giustizia assoluta, non buonista, né indulgente, ma che coincida con il bene… il bene rappresentato attraverso una “visione surrealista” liberato da ogni infrastruttura moraleggiante.