Non e’ la prima volta ne, suppongo, sara’ l’ultima che nella storia l’Arte, l’espressione, la visualizzazione cioe’, a mezzo canoni prestabiliti da parte di un artista, dei propri sentimenti ed emozioni, viene alimentata da propulsioni interiori cariche di sensazioni negative provocate da avvenimenti quotidiani interferenti sull’andamento della propria esistenza.

 Mi trovo, ora, a scorrere le ultime opere, in ordine di tempo, di Rita Pierangelo, che in passato mi aveva offerto lo spunto per parlare della sua capacita’ analitica dell’Essere umano Uomo, con cui era stata in grado di portare alla luce i difetti dell’altra meta’ del mondo usando, pero’, un linguaggio sobrio, elegante condito di una ironia, tutta al femminile, densa di “humor” tanto da farci si pensare, ma anche sorridere amabilmente per quella sua contesa con il maschio ( presunto) dominatore, mostrandocelo nelle vesti di un alter ego zoomorfo vestito di qualita’ negative piu’ ridicole che drammatiche. Oggi, negli attuali lavori, riscontro una tensione che esula da una normale contrapposizione di sesso di appartenenza, per collocarsi nell’ambito dello scontro psicologico, piu’ che nel dettato umanistico che guida una corretta convivenza tra femmina e maschio, pur in una fase di dissenso esistenziale.

 Tutto cio’, paradossalmente, non intacca la qualita’ della sua pittura anzi la arricchisce di spunti tecnici e strutturali di notevole sostanza, la grafia diventa piu’ incisiva e la cromatica assume, talvolta, indicita’ di introspezione psichica ( V. la serie de : I Virus ) dalla quale l’Artista ricava spunti necessari a concretizzare paradigmi per mostrarci fisicamente paure e sensazioni altrimenti non ipotizzabili visivamente, che in queste sue opere assumono carattere di alfabeto arcaico, quasi musicale dal quale evinciamo un presentimento di oscura minaccia alla nostra stessa integrita’ fisica. In altri lavori (V. Il mio stomaco oppure Il feto) il colore assume ancorpiu’ caratteristiche di protagonista che ci permette di captare, con il nostro senso ottico, la fisicita’ di un dolore che esplode angosciosamente nelle fibre della protagonista, causato da tensioni esterne provocate da un contendere con un Essere che puo’ rasentare la malvagita’ ed ogni atto del quotidiano puo’ configurarsi in tutto cio’ con conseguenti scariche fisiologiche di paura e di tormento.

 Improvvisamente, pero’, lo sdegno prende il sopravvento e la Donna delega l’Artista ad esprimere nuovi sentimenti che possano mostrare lo stato d’animo esarcebato da tante umiliazioni. Nascono qui i nuovi dipinti in cui, ancora una volta, la Pierangelo si difende dall’altra meta’ dell’umanita’ mostrandoci l’Uomo, il maschio, nella sua condizione di maggior debolezza psichica.

 Non piu’, allora, ironia e humor sottile ma una serie di visioni crude, ancorche’ edulcorate dal velo di un’arte dai tratti pittoricamente perfetti, nelle quali la “ bestia – uomo ” viene colta dall’Artista in atteggiamento di procurato ” autocompiacimento fisico ” evidenziando, con intelligente linguaggio descrittivo, il momento della perdita di ogni difesa e di cedimento di qualsivoglia controllo psico-fisico che lo differenzi, appunto, dai suoi atavici avi privi di anima.

 RITA ha voluto, tuttavia, in alcune di queste opere sottolineare come, da parte dell’individuo maschio, ancora una volta il comportamento sia di sfida mostrandocelo in una postura che, senza fraintendimenti, vuole esaltare la propria virilita’ a conferma del tipico convincimento che solo a mezzo di un presunto “sex appeal ” si possa dominare l’altro sesso . E’ il caso de : ” L’Uomo scimmia ” nel quale l’Artista e’ riuscita con una fisiognomica perfetta, descrivere il momento psichico del soggetto che appare in tutta la sua arroganza nell’evidenziare la sua virilita’ come una provocazione, l’esposizione di quel ” bastone del comando” che per secoli il potere maschile ha usato per sottomettere altri esseri umani.

 Una operazione ardita la sua nel mostrarci quei corpi indagati nelle fibre piu’ segrete, deformati ( uomini bestie), scarnificati moralmente e spogliati completamente da ogni parvenza di spiritualita’, dediti ad una pura attivita’ edonistica, finalizzata al solo piacere fisico, senza il conforto dell’Amore. Qui la pittura si fa linguaggio duro, lavata da qualsivoglia traccia di poeticizzazione, per divenire cronaca acerba, che la Pierangelo rende palese con una cifra espressiva che La colloca in un ambito artistico di livello psichico superiore.

 Penso che a questo punto si imponga una riflessione di carattere etico: si puo’ in nome dell’arte mostrare impudicamente momenti di intimita’ sessuale con esibizione delle pudenda di un individuo ? La storia ci risponde affermativamente sciorinando elenchi di nomi di Artisti famosissimi che nel corso dei secoli hanno usato la sfera sessuale per entrare nella psiche umana, magari incontrando feroci critiche e rischi fisici, pur di mostrare al mondo aspetti dell’UOMO altrimenti nascosti ipocritamente nel magazzino dell’ oblio. Oggi con l’evoluzione intellettuale questo tipo di linguaggio viene accettato, pur incontrando ancora qualche resistenza ed a volte censura. Basti ricordare qualche nome : Picasso – Freud – Schiele – Dali – Guttuso – Magritte…….. ( e quanti altri per cui dovremmo aprire un capitolo ? ) ai quali con umilta’ e senso del limite la nostra Pierangelo si e’ accodata certa di essere nel giusto nel proporci senza veli, ma con eleganza, spicchi di umani comportamenti.

 Preso atto delle ragioni che hanno guidato l’Artista a declinare pittoricamente il frutto delle sua angosce, delle sue paure, provocate da avvenimenti che Lei descrive come dei “Virus“, che ci appaiono attraverso un gergo vergato con il sangue, oppure come contrazioni viscerali simboleggiate da quel colleottero che si materializza tra le masse organiche ( V. Il mio stomaco ), quanto la condizionante “invisibilita’” di un feto forse destinato a non nascere, vogliamo cogliere anche l’ulteriore aspetto che ci offrono gli altri dipinti di questa importante serie, poiche’ malgrado tutto, Rita Pierangelo non ha perso la speranza in cio’ che la Vita puo’ ancora offrire. Riappaiono cosi’ differenti soggetti “zoomorfi” e ricompare pure quel suo mai sopito senso dell’umorismo, soffuso di velature, che ha abbandonato lungo la via dell’ ira il soffio freddo per amalgamarsi nuovamente con le calde cromie di un relax psico-fisico finalmente ritrovato dalla nostra Autrice ( V. La donna tricheco ), riaffiorano qua e la’ ancora momenti di tristezza per cio’ che poteva essere e non e’ stato (V. Fallen woman ) ma la strada dell’ EROS inteso come aspro linguaggio dialettico appare scomparsa nelle nebbie di una memoria che si va dissolvendo, via via che gli avvenimenti causa di tanto dolore si stemperano al sole di un sereno quotidiano riapparso ( V. La donna star ) fino a far riemergere una compiacente autoreferenzialita’ ( V. La donna zebra ) oppure la finalizzazione di un sogno ( V. La donna alata ).

 Realizzo, conseguentemente, con la simpatia dovuta ad una donna intelligente e dotata, in termini tecnici e creativi, di una non comune propensione all’Arte, che il suo ritorno in quella sfera, ove ogni linguaggio d’autore ha diritto di ospitalita’, con finalita’ sociali e personali scevre da impulsi negativi, e’ un fatto compiuto con la speranza di riavere in un futuro non lontano quella sua verve pittorica che, gia’ in passato, l’ha portata a descriverci usi e costumi di genti eterogenee, luminosi scorci veneziani oniricamente rivisitati, intensi ritratti di soggetti diversi nonche’ quelle interessanti realizzazioni in ceramica tanto eleganti nella loro semplice purezza strutturale, senza dimenticare l’ardita plasticita’ di certe sue sculture.

 Una aspirazione che, sono convinto, anche RITA PIERANGELO coltiva nel suo cuore di Donna e d’Artista sensibile alla possibile attuazione del “bello“come futuro per gran parte dell’Umanita’.

 Venezia, Gennaio 2008